Leonardo Olivito 

Ho cominciato in fabbrica. Ero arrivato da poco in Italia dall'Argentina, e di sera, dopo i turni, accendevo il computer e provavo a fare animazioni con Adobe Flash.

Il sogno erano le sigle televisive: quelle di MTV, di Discovery Channel quel motion design che vedevo in TV da adolescente e che mi sembrava un altro pianeta rispetto alla catena di montaggio dove passavo le giornate.

Per fare quello che volevo io serviva Adobe After Effects. Era un software complicato, costoso, con pochissimi tutorial in giro. C'erano i libri ufficiali Adobe, l'help in inglese, e qualche leggenda come Andrew Kramer di Video Copilot che da solo teneva accesa la fiamma di un'intera generazione di motion designer autodidatti.

Ho imparato un passo alla volta. Notti, weekend, anni.

La prima sigla

 

La svolta è arrivata con un colloquio. Teletruria la tv privata più longeva d'Italia mi ha aperto le porte. Da un giorno all'altro stavo davvero progettando sigle animate per un'emittente vera, con il mio nome nei titoli. 

Da lì ho subito iniziato a documentare quello che imparavo. Ho aperto il canale YouTube @lolivito per condividere il percorso e ho cominciato a fare i primi tutorial in italiano su After Effects, in un momento in cui in italiano c'era pochissimo. Volevo essere quello che a me era mancato dieci anni prima.

 

Un cerchio che si chiude

Nel 2015, l'editore argentino Red Users mi ha contattato per scrivere un manuale di After Effects basato su casi pratici reali. Il libro si chiama Animación y efectos especiales con Adobe After Effects e in quelle pagine ho condensato i miei primi cinque anni di lavoro: progetti per la TV, per aziende di alta moda, per gioiellerie, per il lusso.

Mia nonna in Argentina era un'edicolante, e tra le riviste che vendeva c'erano proprio i manuali di Red Users. A 15 anni avevo imparato ad aggiustare i computer leggendo uno di quei libri nella sua edicola.

Vent'anni dopo ne ho scritto uno io, per la stessa collana.

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Adobe Certified Professional

Mentre il libro circolava, ho iniziato a essere chiamato per insegnare in contesti che non avrei mai immaginato: Barilla, Gucci, Corriere della Sera, Nikon, LogitechQNAP, MIUR.

Lavorare con team interni di multinazionali ha cambiato il mio modo di insegnare. Mi sono certificato Adobe Certified Professional perché sentivo l'esigenza di misurarmi anche da quel lato: portare in aula una qualifica riconosciuta, oltre all'esperienza sul campo.

Oggi continuo a lavorare in TV come consulente per Teletruria, e in parallelo ho costruito questa academy che oggi conta oltre 3.500 studenti formati.

Quello che è cambiato

(e quello che non cambierà mai)

Quando ho iniziato, fare motion design di livello richiedeva un team. Oggi un singolo professionista può combinare Adobe After Effects, modelli AI, 3D nativo, riprese reali e produrre cose che dieci anni fa erano roba da team interi.

L'intelligenza artificiale non sostituisce il motion designer: gli restituisce il tempo per fare le cose che contano: l'idea, la conversazione col cliente, lo sviluppo creativo.

Ma proprio per questo, oggi non basta più conoscere un software: serve saper dosare gli strumenti e i linguaggi visivi.

Oggi il mix di competenze al servizio di un progetto fa tutta la differenza.

Da qui in poi

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